Arti & Mestieri
Amiata Documentary Project - Michele Belloni Leica Photographer
Guido, che tiene i suoi occhi pieni di gloria puntati nei nostri pieni di lacrime

“Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista.”

– San Francesco d’Assisi –

Il Progetto

In Amiata, montagna fra la Maremma e la Val D’Orcia, in una delle più belle aree toscane, sono sempre più numerosi i lavori che devono cedere il passo ad attività produttive e l’abbandono di questi antichi mestieri produce un danno culturale incalcolabile, privando i centri storici di tradizionali riferimenti.

Mi sono trovato per caso a chiedere ad una amica di aiutarmi a rintracciare figure del genere per riuscire a capire come quella montagna sia riuscita a creare un florido flusso di turismo artigianale fino ai giorni nostri.

Con l’unico modo che conosco di comunicare direttamente, voglio tutelare questi antichi mestieri, evitando la loro “musealizzazione”.
L’obiettivo è di salvaguardare e valorizzare, in particolare, i mestieri tradizionali a rischio di estinzione ma portatori di elevati gradi di professionalità, stimolando possibilmente la speranza di un ricambio generazionale attraverso il trasferimento delle competenze maturate dagli artigiani stessi nel corso della propria vita, offrendo lo stimolo a portare avanti o avviare attività artigiane e commerciali ed evitando di perdere il valore di questi antichi mestieri.

Dunque la speranza è di promuovere una riscoperta (soprattutto da parte dei più giovani) di mestieri che rischiano di sparire per mancanza di ricambio generazionale, ma ancora in grado di creare lavoro. Un rischio di estinzione che va a toccare arti antiche oramai dimenticate o perse nel tempo, dove era l’artigiano stesso e la sua abilità manuale a fare la vera differenza. Queste figure hanno un importante valore storico, culturale nonché economico, vista la sempre maggiore richiesta di mestieri antichi a cui si assiste quotidianamente e che, troppo spesso, non si riesce ad evaderla mancando di fatto la materia prima: gli artigiani.

I mestieri antichi rappresentano un giacimento culturale, economico e produttivo di straordinaria importanza per il nostro Paese. Hanno bisogno di visibilità e considerazione equivalente al ruolo artistico e culturale che rivestono. Talento, concentrazione, precisione, vocazione e dedizione: oggi come ieri queste arti sono in grado di portare soddisfazione e realizzazione personale all’artigiano che si vede impegnato in un processo di interpretazione e concretizzazione di una missione affidata dal cliente per trasformare un’idea astratta in una realtà concreta.

L’eccellenza del Made in Italy non può fare a meno della competenza di questi artigiani, la cui assenza all’interno della nostra società equivale a compromettere le basi stesse di questa etichetta esclusiva di cui ci fregiamo come nazione, stratificata in secoli di lavoro, ricerca, impegno e dedizione. Così ha iniziato a prendere forma questo libro fotografico, fatto di personaggi locali legati alle loro arti, ai loro mestieri antichi. E per quanto possibile, vorrei che venissero ricordati sempre così: autentici, esclusivi, veri.

Cestiere

Tra le opere di artigianato più antiche del mondo, la cesteria è l’arte di risolvere uno dei problemi di sempre: la necessità di contenitori per introdurvi i frutti naturali raccolti. Da ciò la necessità di intrecciare foglie, arbusti di qualsiasi genere per costruire un recipiente. L’arte dell’intreccio si è tramandata verbalmente da uomo a uomo.

In Italia il materiale più usato è il salice, asalix viminalis, comunemente chiamato vimini.

Massimo lo lavora da anni, insegnando l’arte in più corsi sparsi per il territorio amiatino. Panieri, cesti, sotto pentola, lampadari, borse e molto altro sono i prodotti tipici che crea e che mostra ai mercati locali.

Un cesto di medie dimensioni richiede anche otto ore di lavoro, dal reperimento del materiale al fiume, sbucciarlo, essiccarlo e metterlo a bagno per poi, finalmente, lavorarlo

Ciabattino

Un lavoro di riparazioni, sostituzioni e creazioni di scarpe, con materiali come il cuoio, la gomma e la pelle.

Anch’esso un’arte più che un mestiere, le cui origini si perdono in storie di corporazioni medievali, quando San Crispino divenne il loro santo patrono. Negli anni Cinquanta la produzione meccanizzata delle calzature creò una ingente crisi tra i produttori artigianali.

Vladimiro, conosciuto da tutti come Biro, fa questo mestiere fin da bambino quando per impararlo si trasferì in Svizzera per poi tornare in Amiata definitivamente.

Impagliatore

Rivestimenti e imbottiture di vimini, remetti di ulivo, paglia oglia: è questo oramai un mestiere non molto diffuso, vista la realizzazione sempre maggiore di prodotti industriali. Un’arte antica che lascia indubbiamente affascinati ed ipnotizzati tutti coloro che assistono alla lavorazione.

Un lavoro impegnativo che dura anche molti giorni, a seconda del prodotto da realizzare. Un’arte antica tramandata nel corso degli anni, svolta secondo gesti ripetuti ed attenti, sempre uguali, appresi da chi svolgeva questo mestiere prima di lui, come ci insegna Bruno, impagliatore ormai da tempo immemore.

Casaro

I primi casari risalgono alla civiltà Sumera, mentre oggi si continua a lavorare il latte rispettando le antiche tradizioni. Fra le competenze del casaro vi è la pesatura del latte, l’aggiunta del caglio, e la messa in forma, la scrematura, la burrificazione.

Lo si diventa per tradizione o effettuando scuole e corsi di formazione spesso finanziati dalle regioni stesse, ma la volontà di tramandare dipende dall’amore e dalla vocazione individuale verso questo mestiere che di sicuro, ad oggi, non è a rischio estinzione. E Bernardo ed Eleonora sono una prova tangibile di questo.

Maniscalco

Il successo delle auto e della meccanizzazione della campagna dopo
il secondo conflitto mondiale, aveva relegato il cavallo a compiti rappresentativi in quanto non più conveniente. Allevato per corse, per produrre carne o per l’estrazione della legna dai boschi, ha avuto recentemente un florido impiego nelle escursioni alla riscoperta della bellezza della natura. In Amiata esistono luoghi dedicati esclusivamente a queste attività.

Fare il maniscalco oggi, come ieri, è un lavoro d’abilità e d’esperienza che si concretizza nel modellare il ferro, forgiandolo secondo “l’esigenza” di ogni singolo animale, così da non provocare problemi fisici all’animale e al padrone.

Fabio ha una passione così forte che ha deciso di insegnare questa arte e di metterla in pratica anche nella più celebre manifestazione equina d’Italia: il Palio di Siena.

Alpaca

Camelidi addomesticati e allevati per la produzione di lana: questi sono gli Alpaca, animali dall’origine incerta che vengono allevati in Sud America fino a 5000 metri ma che sull’Amiata, grazie a Rossella e Riccardo garantiscono la loro lana a chiunque vuole regalarsi creazioni artigianali.

È infatti la qualità più pregiata per brillantezza e leggerezza, non contiene lanolina, non infeltrisce e non dà allergie. Può assumere ben ventidue colorazioni naturali diverse.

Rossella e Riccardo, coppia fiorentina trasferitasi sull’antico vulcano, intuirono il loro destino una domenica mattina, casualmente, guardando un documentario in televisione e ad oggi stanno portando avanti in completa autonomia, non senza fatica, un mestiere antico come quello degli allevatori.

Intagliatore

L’ulivo è presente in tutta la storia del nostro Mediterraneo come simbolo di pace e di fratellanza. Oggi il mestiere dell’intagliatore permette di creare da questo albero ciotole, vassoi, candelieri, vasi mentre dopo il passaggio alla sega a nastro, il pezzo di ulivo sgrossato gira sul tornio e si producono altri oggetti con una sapiente lavorazione manuale.

Nonostante il pregio di questo legno, è ancora oggi poco utilizzato per mobili di alto valore artistico ma rimane interessante il mercato dei pezzi da arredo, degli oggetti musicali, di sculture, tagliacarte, utensili da cucina e altro.

Un mestiere a cui dedicare molto tempo e avere una vocazione profonda: il suo tramandamento è un impegno concreto. Ce lo dimostra Alessandro che con suo fratello e suo padre porta avanti una azienda specializzata da molti anni

Distillatore

Il termine “distillazione” significa “separazione goccia a goccia”. La distillazione è una tecnica nota sin dal Medioevo, applicata inizialmente alla sola produzione di bevande alcoliche.

Merito degli alchimisti che, attraverso essa, cercavano la “quinta essenza”, una sostanza che per composizione non rientrava tra le cose terrestri e non era riconducibile ai quattro elementi conosciuti: terra, fuoco, aria e acqua. Già nel 4000 a.C. gli egiziani distillavano il vino e il sidro per produrre altre bevande alcoliche.

Ad oggi viene ancora eseguita artigianalmente, in rari casi, per la produzione propria di distillati ad uso familiare. O come il pacato Giancarlo dice: “per regalarlo a qualche amico che passa a farmi visita”. D’altronde per creare un litro di grappa, possono servire ben oltre le tre ore ed i cinquanta litri di vino.

Scalpellino

Definito uno scultore senza arte, è invece un mestiere affascinante e duro, sottovalutato e ricco di aneddoti.

Continuamente passiamo davanti a portali di pietra lavorata, con rilievi oppure dotati di colonne dai capitelli finemente cesellati, su cui appoggiano architravi scolpiti: sono manufatti che non solo abbelliscono ma determinano l’armonia e la bellezza dell’insieme urbanistico.

Basti pensare ai davanzali, alle cornici delle finestre, alle soglie delle porte, ai gradini, alle balaustre. Il lavoro dello scalpellino è ovunque, sotto gli occhi e spesso ai piedi di tutti noi. È necessario saper cogliere con maggiore attenzione la grandezza di questo mestiere che da secoli ci avvolge.

Oggi ne sono rimasti pochi e si accontentano di piccole commissioni, ma Alessandro lavora incessantemente con i comuni amiatini e va fiero della pietra del monte di cui è innamorato.

Fabbro

Quello del fabbro è un mestiere molto antico ma che ancora oggi offre ottime opportunità di lavoro. Il Fabbro crea oggetti dando forma al metallo quando questo si trova in uno stato non liquido, riscaldandolo fino a farlo diventare incandescente, e successivamente forgiandolo.

Prima della rivoluzione industriale, la fucina era alla base di ogni città ma le tecniche di produzione di massa hanno ridotto la presenza dei fabbri e la loro figura resiste dove il lavoro di artigianato tradizionale è ancora richiesto.

Duilio, ormai prossimo alla pensione, ammette che oggi il cliente non è più disposto a spendere cifre importanti per una realizzazione unica e artigianale, preferendo di fatto prodotti in serie senza più una vera anima.

Spazzacamino

Quella dello spazzacamino è una professione che ha una lunga storia e che nel tempo si è evoluta non poco.

Mestiere nato alcuni secoli fa, veniva svolto per lo più da bambini e ragazzi, mendicanti o orfani, che dovevano essere esili ad agili per entrare agevolmente nella canna fumaria e pulirla.

Ad oggi l’utilizzo sempre più frequente di impianti di riscaldamento come camini, stufe e caldaie alimentati a biomasse legnose crea inaspettatamente un ritorno di questa figura che nel nostro immaginario rimane a tratti romantica e nostalgica.

Claudio è un esempio vivente di come una mansione così antica riesca a sopravvivere oggi, come dice lui, “per necessità, virtù”.

Cesellatore

Arte dello sbalzo e del cesello, arte nobile e antica, praticata già da Egizi, Cretesi, Greci e Romani.

Ogni cesellatore si costruisce i propri attrezzi, in virtù della necessità del momento, che restano così personali ed unici. Un bravo cesellatore deve essere anzitutto un bravo disegnatore cosicché le possibilità di realizzazione con la tecnica dello sbalzo e del cesello diventano infinite.

L’ arte si fa dunque mezzo di espressione interiore per dare forma alla bellezza e all’armonia che ognuno porta dentro di sé. Mestiere faticoso, nonostante la sua indispensabilità nel contesto orafo, che Erminio, meticoloso e formato artista, porta avanti con passione estremamente contagiosa.

Orafa

Un mestiere che si perde nella notte dei tempi giunto fino a noi per motivi non solo pratici, ma spesso legati a vanità e all’ostentazione delle proprie ricchezze. La lavorazione dell’oro, che fu uno dei primi metalli ad essere utilizzato per le doti di indistruttibilità e malleabilità, è per lo più identica a quella antica.

Anche l’oreficeria risente del cambiamento epocale e ad oggi non produce più per una nicchia di persone, ma cerca la massificazione nel tentativo di garantire la sua artigianalità esclusiva.

Simonetta crede che “dobbiamo combattere con il bello”, che “il mondo ha bisogno di cose belle”, slegando così una materia prima preziosa da un concetto opulento, riportandolo alla portata di tutti. O quasi.

Minatori

Ci si alzava alle sei e si tornava alle quattro”. “C’era più fratellanza e coinvolgimento, perché la tua vita è legata a me e la mia a te”. Così Guido, Pietro e Giuseppe ci raccontano una vita passata in miniera, fra ascensori, un sole che non c’era e acetilene.

Per circa un secolo infatti, è stata presente nel territorio dell’ Amiata un’intensa attività di estrazione industriale di cinabro, il solfuro da cui veniva ricavato il mercurio.

Un lavoro infame, oggi certamente cambiato rispetto ad una volta, ma non certo privo di pericoli.

Ceramista

Quello che hai dentro si riflette su quello che fai. Quello che siamo noi si rispecchia nelle ceramiche”. Così si racconta Barbara, ceramista professionista e, soprattutto, appassionata da anni.

La ceramica ha origini lontanissime e una storia veramente molto lunga e si distingue dalla terracotta in quanto la seconda non è dipinta: proprio questa differenza evidenzia l’evoluzione della ceramica. L’oggetto cessa di essere solo uno strumento pratico per diventare anche un oggetto di decoro, in grado di rappresentare uno status sociale e di raccontare una storia.

Con il tempo, sono state scoperte sempre nuove e migliori lavorazioni e si è iniziato a intensificare la qualità delle decorazioni, fino ad arrivare ai manufatti molto elaborati di oggi. Ed è questa sua costante evoluzione che tiene l’antico mestiere del ceramista ancora vivo.

Restauratore

Restaurare significa ridare splendore alle opere che hanno attraversato i secoli e ne portano i segni. Il restauratore è un abile artigiano che
si prende cura delle opere antiche e ne ripristina l’aspetto estetico originario rispettandone la collocazione storica e i valori artistici.

È un mestiere affascinante che richiede grande passione per l’arte e l’antichità, ma anche una buona manualità, senso artistico e una profonda conoscenza dell’arte e dei diversi materiali.

Carlo, che questo mestiere lo pratica da cinquant’anni e lo ha trasmesso alle figlie, ama usare prodotti naturali per quanto possibile, arrivando a produrre ancora la gomma lacca in totale autonomia.

Decoratrice

La pittura è stata la pratica di espressione maggiormente usata dalla preistoria fino al mondo contemporaneo. I suoi strumenti sono pennelli, la sua vocazione è chiamata pazienza: così Manila, tornata nella sua terra d’origine dopo lunga assenza, decora le sue ceramiche artistiche ornamentali, legate al territorio dell’Amiata e della Val D’Orcia, zona che ama profondamente perché “le cose quando le hai sott’occhio non le apprezzi come quando ti allontani”.

Asino Amiatino

L’asino “amiatino” è una razza antica, riconoscibile dal mantello che riporta una croce scapolare. Nella zona del monte Amiata da cui prende il nome, era usato come bestia da soma, da tiro e da cavalcatura fino a quando non è stata dichiarata razza a rischio di estinzione: correvano gli anni ottanta quando di questo “Ciuco Amiatino” ne erano rimasti solo due esemplari.

Luciano si prese l’onere di tenere la razza viva ed oggi ha ripopolato il Monte Amiata con la presenza sul territorio di oltre sessanta animali, dandogli pregio e importanza in quanto allevato per escursioni someggiate, per praticare l’onoterapia e più generalmente per la pet therapy.

Ancora oggi, nonostante gli sforzi dei locali, l’asino amiatino non è fuori dal pericolo estinzione.

Orologiaio

La figura dell’orologiaio nasce contestualmente alle origini dell’orologio meccanico, approssimativamente nel Medioevo.

Lavorare oggi con le lancette significa soprattutto “riparazione”. Mestiere di antica tradizione, ma settore tecnico per lungo tempo sottovalutato con maestri di bottega che hanno disperso il mestiere, chiuso attività e nessuno che succedesse.

Alessandro ci porta davanti all’orologio che per anni ha segnato i rintocchi della vita di un paese amiatino e ci confessa che per come vanno le cose oggi “preferisce smettere piuttosto che consumare queste tradizioni”.

Sarta

Il sarto, oggi come ieri, è un artigiano specializzato a tutti gli effetti e in Italia è stata una professione che ha segnato la storia del costume e della moda. Sensibilità, gusto estetico, manualità ed estro artistico sono le doti necessarie per diventare sarti.

La necessità della razza umana ai suoi albori di coprire il corpo ha origini dunque antiche: possiamo farla risalire al Paleolitico.

Il nostro desiderio di bellezza, di valore e la necessità di rappresentare queste cose fa della sartoria un’arte contemporanea e Nedra, classe 1939, ama il cucito ma anche “fare la calza” e lo fa da ben settantacinque anni.

Tappezziere

L’origine dell’impiego dei tappezzieri risale al Tempio di Gerusalemme, primo secolo dopo Cristo. Ma se vogliamo trovare un’epoca in cui iniziano a fiorire, nelle case dei ricchi borghesi, tende, coperte e cuscini, è sicuramente il Quattrocento.

La fantasia dei tappezzieri rappresentava il vero valore aggiunto nella decorazione delle case, creando situazioni d’assoluto prestigio.

Secondo Guido, tappezziere da quarant’anni, questo mestiere ci sarà sempre ma alcuni tipi di lavorazione svaniranno per la moda dello “usa e getta”, il consumismo per intenderci, che non consente lunga vita ai mobili di legno tappezzati, preferendo uno stile moderno e industrializzato all’opera unica e personale.

Erborista

Le conoscenze erboristiche venivano trasmesse oralmente da una generazione all’altra: è una scienza antica, che affonda le proprie radici nei millenni passati.

Un mestiere che mescola le proprie mani nella straordinaria varietà di erbe e piante spontanee presenti ovunque sul pianeta.

Ancora oggi le erbe hanno un ruolo vitale nelle industrie del tabacco e della birra, nelle produzioni di vini e liquori, come coloranti e aromatizzanti in pasticceria e nella preparazione delle tinture. Sono usate per preparare essenze, oli naturali, profumi e cosmetici.

E Aurelio ci insegna che proprio nei distillati le erbe possono regalare sensazioni uniche, come l’amaro Stilla, tipico del Monte Amiata e basato su antiche ricette dei monaci cistercensi. Perché il territorio amiatino risulta essere unico per le biodiversità presenti in esso.

Mielaio

L’apicoltura è un’attività che viene praticata dall’uomo da almeno dodicimila anni e il lavoro dell’apicoltore comporta, sostanzialmente, la ricreazione delle perfette condizioni di vita delle api allo stato brado.

Il miele fu gradualmente soppiantato come agente dolcificante soprattutto dopo l’introduzione dello zucchero raffinato, ma oggi l’apicoltura è una attività che gode di buona salute e il mestiere continua ad essere tramandato di generazione in generazione.

Massimo, ventitré anni di questa attività, ci confida la soddisfazione di creare famiglie di api e vederle crescere, raccogliendo poi il loro prodotto.

La dignità dell’artista sta nel suo dovere
di tener vivo il senso di meraviglia nel mondo.

– GK Chesterton –

Grazie

La realizzazione di un progetto fotografico, che si trasformi poi in un libro, un sito, un evento, è sempre merito di un insieme di persone che mettono a disposizione del bene comune il proprio tempo, le proprie risorse economiche, la pazienza. E di questa, veramente, ce ne è voluta molta.

Un anno e mezzo per tutti i fine settimana o quasi, chilometri di strada e telefonate, email e incontri, molti otturatori aperti e chiusi per fare uno scatto.

E questo grazie alla forza congiunta di due persone: Nicole Rozzi e Nicole Rossi.

Senza di loro, nulla sarebbe potuto succedere. Grazie.

Altri ringraziamenti vanno a (in ordine alfabetico): Luciano Bindi (Allevatore Asino Amiatino), Giancarlo Calvani (Distillatore), Massimo Cartocci (Mielaio), Barbara Contri (Ceramista), Simonetta Giardina (Orafa), Claudio Gorelli (Spazzacamino), Manila Guerrini (Decoratrice), Alessandro Marchini (Intagliatore), Guido Nandesi (Tappezziere), Bruno Porcelloni (Impagliatore), Eleonora e Bernardo Puggioninu (Casari), Duilio Raffi (Fabbro), Alessandro Renai (Orologiaio), Erminio Pizzetti (Cesellatore), Giuseppe Santelli (Minatore), Massimo Scapigliati (Cestiere), Guido Stolzi (Minatore), Pietro Stolzi (Minatore), Fabio Tascone (Maniscalco), Rossella e Riccardo Testi (Allevatori Alpaca), Vladimiro Tondi (Ciabattino), Nedra Vichi (Sarta), Alessandro Vinciarelli (Scalpellino), Aurelio Visconti (Erborista).

Il Libro

Due anni di lavoro, venticinque personaggi, quasi duemila ore di foto, video e interviste, una macchina fotografica al collo.

74 pagine. Formato 20x25cm.

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