Fotografo Di Matrimonio
Wedding Photographer

Studio Fotografico Si o No?

Nel mondo della digitalizzazione globale, avere uno studio fotografico è ancora una necessità?

Parliamone insieme.

Sto scrivendo questo articolo all’alba di un nuovo anno, il 2022. Suona futuristico in effetti: se guardo indietro a quando ero ragazzo e mi immaginavo il 2022 pensavo a macchine volanti, strani abiti da indossare, sostenibilità ambientale elevatissima ed evoluzione spirituale ai massimi livelli. Ed invece abbiamo i social network e le pandemie.

Ma una cosa va approfondita: argomento di discussione più tra fotografi che non con i clienti, è il concetto oramai anacronistico di avere uno studio fotografico a tutti i costi per il fotografo di matrimonio.

Ragioniamo.

Avere uno studio può essere comodo da usare come “ufficio” dove organizzare appuntamenti con i clienti, mostrare i fotolibri, magari fungere da vetrina passiva (se su strada molto trafficata in una città molto popolosa e, possibilmente, in quartieri alto locati), o essere utile per servizi accessori al servizio di nozze come la ritrattistica di coppia, di famiglia, di bambini, servizi di newborn, di gravidanza e così via.

Tutto vero, ma quanto costa?

Immaginiamolo su Roma, città dove opero abitualmente oltre alla mia amata Toscana: considerando uno spazio utile di almeno settanta metri quadri, da dividere fra ricezione clientela, editing e post produzione, sala pose, un locale accatastato come commerciale C1, su strada, con una o più vetrine, costa in zone medio borghesi, circa 900 euro al mese. Esatto, 900 euro al mese.

Ad esso vanno aggiunte una serie di spese collaterali come le utenze di acqua, luce e gas, l’arredo, gli antifurti, i sistemi di climatizzazione e riscaldamento, i costi per insegna e molto altro. Ogni mese, avere la sola certezza di spendere circa 1.500 euro per uno studio che non sempre, soprattutto in questi tempi, si riempie di clientela pagante, è un grande punto a sfavore.

Conti alla mano, sono uscite certe per almeno 18.000 euro l’anno.

Un fotografo di matrimonio è costretto a caricare sul costo finale del servizio una somma che varia da 250 a 500 euro per poter mantenere il suo studio aperto.

Gli sposi entrano in studio mediamente tre volte: la prima per il preventivo e toccare con mano gli album, la seconda per la firmare il contratto e la terza per ritirare il servizio fotografico. E ad oggi, come la Pandemia ci ha abituato, sono tutte azioni che possono essere svolte tramite video chiamata su una qualsiasi piattaforma gratuita di video conference (Google Meet, Zoom, Microsoft Teams, Skype per citarne alcune).

I contatti via web (messaggio diretto sui social, email, Whatsapp) sono in fortissimo aumento ed il tempo libero delle persone è sempre meno.

Infine, un trend che sta prendendo sempre più piede e che proviene da oltre oceano, è quello di essere invitato direttamente dalle coppie di futuri sposi a casa loro: la coppia non è costretta a spostarsi di casa, il fotografo non ha l’obbligo di studio e gli album fotografici possono essere mostrati ugualmente, specialmente se si ha il buon gusto di averne uno o massimo due ed è automaticamente un sopralluogo sulla prima location che il fotografo vedrà: casa della sposa.

Durante i servizi di matrimonio, poi, lo studio non può rimanere vuoto e quindi deve essere chiuso al pubblico e lo stesso vale per qualsiasi altro lavoro su commissione in location.

A fronte di tutto questo mi sono reso conto che probabilmente non è cosi fondamentale avere uno studio fotografico ma, anzi, il non averlo permette una sostenibilità maggiore per il fotografo ed un risparmio (o un non aumento dei prezzi) importante per il cliente finale.

Un fotografo di matrimonio è costretto a caricare sul costo finale del servizio una somma che varia da 250 a 500 euro per poter mantenere il suo studio aperto.

Per me, che viaggio costantemente fra Roma e Toscana, è un investimento non più indispensabile ma, anzi, vincolante. Uno dei vantaggi di questo lavoro, dello scegliere la libera professione, è di poter gestire il proprio tempo nel modo che più mi aggrada e con delle mura a carico, tutto perde il senso di libertà.

Come sto vivendo io la mia professione, soprattutto dopo l’arrivo del Coronavirus?

Applicando il minimalismo in ogni campo possibile: ho chiuso e riconsegnato le chiavi dell’ufficio che utilizzavo per incontrare i clienti in pieno centro di Roma, sopra le scalinate di Piazza di Spagna, ho smantellato la sala pose che avevo in Toscana in quasi 5.000 metri quadri di magazzino e sono tornato ad una libertà di spostamenti impensabile prima. Io e il mio Mac, io e le mie Sony. Ho tutto, perché la mia fotografia che piace alle coppie di sposi è nella mia testa, nelle mie mani.

Siamo artigiani, non scordiamolo mai.

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