“È perché sono divorate da un’assoluta fame d’amore che non accettano il cibo come surrogato materiale dell’amore stesso.”
– F. De ClercQ (Fame D’Amore, BUR, Milano 1998) –

Fin da bambina aveva forme da donna adulta che attiravano troppa attenzione e occhi indiscreti. Sfortunatamente, ha anche attratto qualcos’altro, qualcosa di più concreto, che ha segnato Elisabetta per sempre e ha instillato in lei l’idea che questo corpo fosse stato responsabile di aver attirato quel mostro che la segnò definitivamente. Voleva vivere in un altro corpo ma, poiché non era possibile, iniziò a distruggere il suo.

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La Protagonista

Elisabetta è nata in provincia di Roma, 35 anni fa. Ha una sorella di nome Ilaria e sono molto unite.

Il rapporto con i suoi genitori è conflittuale e difficile da mantenere; esce dalla casa materna in età avanzata per studiare all’Accademia Nazionale delle Belle Arti, dove allo stesso tempo inizia a frequentare palestre e ambienti in cui il controllo del corpo è tutto.

La perdita di peso ebbe inizio e la convinzione che controllando il corpo tutto il resto fosse controllabile, anche. Arrivarono le visioni malate e distorte della realtà, la solitudine, le lacrime, l’insicurezza e la paura.

Ha perso l’autostima insieme alle opportunità che avrebbero potuto renderla felice.

Tutto ciò che Elisabetta era, adesso non c’era più.

Fin da bambina aveva forme da donna adulta che attiravano troppa attenzione e occhi indiscreti. Sfortunatamente, ha anche attratto qualcos’altro, qualcosa di più concreto, che ha segnato Elisabetta per sempre e ha instillato in lei l’idea che questo corpo fosse stato responsabile di aver attirato quel mostro che la segnò definitivamente.

Voleva vivere in un altro corpo ma, poiché non era possibile, iniziò a distruggere il suo.

Oggi, Elisabetta è una persona che sta cambiando il modo in cui affronta la vita e ha deciso di raccontare la sua storia attraverso le mie fotografie.

Il Fotografo

Il mio nome è Michele e sono un fotografo come tanti. Non amo parlare di me ma questa volta una presentazione sembra davvero obbligatoria.

Sono nato in una famiglia dalle profonde origini toscane, prendendo in mano la mia prima macchina fotografica da bambino e decidendo di non lasciarla più.

Uso la fotografia come mezzo espressivo per catturare la commedia umana sul palco della vita, possibilmente girando per il mondo.

Durante gli anni ho documentato la vita nei quartieri spagnoli di Napoli, la devastazione dei campi di concentramento europei, del dopo sisma de L’Aquila in Italia, il substrato sociale di alcuni dei mercati più antichi di Roma e soprattutto i crudeli effetti che una malattia come l’anoressia porta nella vita di una ragazza comune.

E proprio in questo progetto ho messo tutto me stesso per evitare di far finire sotto ai riflettori aspetti decadenti e svilenti cercando di portare alla luce un concetto positivo di guarigione, fisica e mentale, di forza e coraggio per tornare ad una normalità ambita.

Mi rendo conto che come fotografo sto diventando un punto fisso per il processo di uscita dalla malattia di Elisabetta. Come lei dice: “Racconti della mia angoscia senza averla vissuta e puoi tirarla fuori anche se la sto nascondendo il più possibile per farmi vedere bene, non so come lo fai e giuro che questa cosa mi sconvolge.”

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Giornata Nazionale di Sensibilizzazione sui Disturbi del Comportamento Alimentare

15 Marzo 2019

Sala Teatro Santo Spirito
Via dei Penitenzieri
Ore 14:00-19:00

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